7/03/2011

16/01/2002 - Una nuova cultura europea per il Terzo Millennio

L' ora dell'euro è appena iniziata e già ha fatto la prima vittima: mentre in Italia Berlusconi assume l'interim degli Esteri, all'estero ci si torna a interrogare sull'affidabilità dell'Italia. L'UE si divide tra euroscettici ed euroentusiasti , ma pochi colgono la vera essenza del problema.
E il problema non è la competizione col dollaro o la tenuta dell'euro sui mercati valutari, ma bensì la totale assenza di un progetto politico e culturale comune dietro alla facciata monetaristica dell'Unione Europea.
D'altro lato, con la guerra in Afghanistan si sono colti - nella politica di Bush - segnali inquietanti di una volontà di scavalcamento dell'Europa per stabilire nuovi rapporti di alleanza con Russia e Cina, che consentirebbero agli USA e alle multinazionali statunitensi di dipendere meno da un partner troppo preoccupato (tutto è relativo, naturalmente !) degli aspetti ambientalistici e solidaristici (vedasi protocollo di Kyoto).
C'è insomma una fragilità della posizione europea sullo scenario mondiale, cui è possibile rispondere solo con una forte iniziativa sul piano culturale.

7/01/2011

03.01.2002 - Scuotere le coscienze

Commento di Franco Galleschi a una breve opera di Wallace Shawn, intitolata La febbre. Si tratta, in base alle scarne note di regia poste come epilogo, di un testo teatrale destinato ad essere rappresentato in luoghi non canonici e rivolto a piccoli gruppi di spettatori, con finalità che potremmo quasi definire di agitazione politica.

Per chi non lo ricordasse (o non avesse letto il libro), la materia drammatica è fornita dal percorso di autocoscienza dell'Autore, in evidente sovrapposizione con l'io narrante.
Partendo da un'accettazione acritica del modello ideologico occidentale (secondo il quale è normale che il 20% della popolazione mondiale consumi l'80% delle risorse disponibili e che, di conseguenza, nel resto del mondo, ci siano fame, guerra e miseria), egli arriva, poco a poco, a mescolarsi alla realtà fino a quel momento negata, fino a farsene quasi fagocitare.
Lo ritroviamo così, in preda alla febbre (una specie di infezione morale) , in una putrida camera d'albergo di un paese del terzo mondo, dove giungono gli echi delle torture e delle esecuzioni sommarie riservate agli oppositori politici dal regime dominante.

17.12.2001 - La coscienza critica

Anni fa, durante le nostre abituali diatribe musicologiche (ma non solo), un comune amico - mio e di Stefano Cavallini - soleva svolgere un ruolo di coscienza critica, rivolgendoci provocatoriamente la domanda Cui prodest ?
Era un richiamo al ruolo e ai compiti dell'intellettuale e dell'artista, ma più in generale di chiunque tra noi voglia, dietro l'apparenza delle cose e delle spiegazioni ufficiali, capire a chi giovi veramente una determinata situazione o un dato evento.
Fare ciò significa abituarsi (o ri-abituarsi) a pensare, che è cosa sempre più rara in quest'epoca omologata e globalizzata, dove la superficialità regna sovrana.
Eppure ci sono segnali in controtendenza, che fanno sperare: il movimento no-global, pur nelle sue mille contraddizioni, è uno di questi; e fa capire come ormai ci sia una volontà di riappropriazione della politica fuori delle sedi ad essa deputate.
Ma anche all'interno di un movimento ognuno di noi deve conservare la propria capacità critica e continuare a porsi domande.